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[21-12-2009]
Rifondazione Comunista interroga le istituzioni sul futuro di Romagna Ruote

>Alla vigilia della protesta che questa mattina vedrà i lavoratri in piazza Municipale a Ferrara, Rifondazione chiede impegni per salvare Romagna Ruote su tre fronti: Commune, provincia e Regione. In via Aldo Moro a Bologna è il capogruppo Leonardo Masella che fa presente come "è sempre più incerta la situazione che riguarda i circa 200 lavoratori dell'azienda di Ferrara, gruppo leader nella produzione di cerchi in lega leggera per le più prestigiose case automobilistiche europee e nordamericane, in amministrazione controllata dal febbraio 2008".
Nell'interrogazione alla giunta regionale Masella segnala che in risposta al bando emanato dal commissario straordinario per l'individuazione di un eventuale acquirente dell'azienda (bando scaduto nell'ottobre scorso e prorogato di ulteriori tre mesi), ad oggi non sarebbero pervenute proposte in tal senso (anche se il girono prima alla presentazione del documento il commissario Bertoni ha parlato di una cordata interessata all'acquisto, che porrebbe però come condizioni il mantenimento di appena 85 operai, ndr). Se entro gennaio 2010 non risulteranno possibili acquirenti, Romagna Ruote dovrà dichiarare il fallimento e cessare l'attività – informa il consigliere – tanto che i lavoratori interessati da questa situazione hanno deciso di indire lo stato di agitazione attraverso un presidio permanente ad oltranza 24 ore su 24 fino a gennaio".
L'esponente di rifondazione comunista sottolinea "la necessità di intervenire con urgenza per scongiurare una pesante ricaduta in termini occupazionali e produttivi nel territorio ferrarese e chiede pertanto alla Giunta regionale quali interventi intenda mettere in atto al fine di trovare un acquirente per lo stabilimento Romagna Ruote srl e salvaguardare lavoratori e produzione".
In consiglio provinciale è invece Stefano Calderoni ad aver presentato una domanda a risposta immediata sul futuro dei lavoratori di Romagna Ruote e di Nylco (interrogazioni sugli stessi temi sono state presentate anche in Comune a Ferrara).
Per quanto riguarda lo stabilimento di via Castelbolognesi, il consigliere ricorda che lo scorso 21 ottobre è scaduto il termine previsto dalla normativa per la cessione dello stabilimento e che la proroga di 3 mesi per la cessione dello stabilimento scade il 22 gennaio 2010. Claderoni chiede alla Provincia quindi "quali iniziative l'amministrazione provinciale, di concerto con gli altri soggetti coinvolti, ha attivato per garantire la piena occupazione, 195 addetti, e la continuità produttiva del sito".
Stesso discorso per Nylco,  controllata per il 60% circa da P-Group e partecipata al 25% da Coopser e al 15% da Carife.
Qui la preoccupazione è per i 28 dipendenti dello stabilimento, dal momento che "ad inizio 2009 è stato presentato un progetto di ristrutturazione societaria che non si è  mai realizzato e da ottobre l'attività è progressivamente rallentata".
Dal 6 novembre l'azienda è  stata posta in "liquidazione volontaria dai soci" finalizzata da un lato alla ricerca di possibili acquirenti e dall'altro ad avviare una procedura concorsuale per l'abbattimento del debito. Da venerdì 11 dicembre tutti gli impianti sono stati svuotati e sono attualmente presidiati da una squadra d'emergenza di lavoratori: se non si formalizzeranno offerte di acquisto entro l'anno la società rischia il fallimento.
"È ipotizzabile – avverte Calderoni -, in assenza di fatti rilevanti, che anche P-Group opti per la messa in liquidazione volontaria", anche se "le difficoltà patrimoniali dell'azienda non sono connesse ad una crisi della domanda", visto che "vi sono ordinativi fino alla fine di gennaio" e infatti "le "manifestazioni di interesse" di queste settimane hanno messo in luce oltre ai pesanti indebitamenti delle due società gli alti costi di insediamento nel sito".
Sul punto il Prc chiede all'amministrazione provinciale se tali "manifestazioni d'interesse" "abbiano un fondamento e quali iniziative siano state promosse, di concerto con gli altri soggetti istituzionali, per garantire, a partire dai sevizi energetici, condizioni di insediamento più vantaggiose per poter dare una prospettiva occupazionale ai lavoratori ed alle lavoratrici dello stabilimento".

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